venerdì 14 giugno 2013

Il Bilancio del Governo Monti – Valutazione finale: il peggior Governo della 2 Repubblica

http://www.scenarieconomici.it/il-bilancio-del-governo-monti-valutazione-finale-il-peggior-governo-della-2-repubblica-valutazione-analitica-delle-performance-dellitalia-rispetto-alla-ue-di-tutti-i-governi-3/
Avevamo verificato alcuni mesi fa ciascuno dei 6 indicatori di Performance fondamentali che descrivono l’andamento dell’Economia Reale e delle Finanze Pubbliche, basati sul confronto tra andamenti dell’Italia anno per anno, governo per governo, dal 1996 ad oggi. Oggi rifacciamo i conti coi dati definitivi.
- PIL: coi governi di Centro Destra e Centro Sinistra perdavamo l’1,0% di PIL all’anno (equivalenti a 250 euro di ricchezza in meno all’anno per ogni Italiano), con Monti il 2,0% (circa 500 euro all’anno a persona, neonati inclusi). Monti fa il  peggior risultato degli ultimi 15 anni
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- DISOCCUPAZIONE: coi governo di Centro Destra e Centro Sinistra il Tasso annuo di Disoccupazione ha avuto uno scostamento medio annuo dello 0,1% migliore della media UE (equivalente a 20.000 disoccupati in meno), con una performance media leggermente migliore negli anni dei governi di Centro Destra. Con Monti la Disoccupazione ha avuto un aumento di ben l’1,5% in piu’ della media Europea. Come dire, dei circa 500.000 disoccupati in piu’ registrati in Italia nella media nel 2012 rispetto al 2011, ben 380.000 sono responsabilita’ del Governo Monti. Monti fa il  peggior risultato degli ultimi 15 anni
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- DEBITO PUBBLICO: coi governo di Centro Destra e Centro Sinistra l’Italia ha ridotto dal 53% al 38% il differenziale di rapporto tra Debito e PIL rispetto alla media Europea (dello 0,9% all’anno medio). Con Monti la forbice s’e’ riaperta come mai successo prima,  interromendo una tendenza alla riduzione che durava da 5 anni ininterrotti. Monti fa il  peggior risultato degli ultimi 15 anni.

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- INFLAZIONE: coi governi di Centro Destra e Centro Sinistra abbiamo avuto un differenziale di inflazione con la UE allo 0,3% nella media annua, ma tra il 2006 ed il 2011 avevamo azzerato il gap, ed anzi iniziavamo ad avere un tasso di inflazione inferiore. Con l’arrivo di Monti riparte l’inflazione e torniamo 10-15 anni indietro, interrompendo una dinamica tutto sommato positiva. Ovviamente cio’ e’ legato all’incremento di tassazione indiretta scriteriata di Monti, specie l’aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti.
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- PRODUZIONE INDUSTRIALE: nei 15 anni precedenti perdavamo un 1,7% annuo di produzione rispetto alla media Europea (risultato pessimo, con un -1,3% durante i governi di Centro Sinistra e -2,1% sotto i governi di Centro Destra).
Con Monti arriviamo al -4% che e’ col 2009 un risultato assolutamente impareggiabile in negativo.
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- DEFICIT PUBBLICO: Nei 15 anni dal 1996 al 2011 l’Italia ha avuto un Deficit Pubblico annuo medio superiore alla media UE dello 0,7%, ma tra il 2009 ed il 2011 (ultimo governo Berlusconi), l’Italia e’ stata per la prima volta da decenni piu’ virtuosa della media UE, in media del 1,4% annuo. Ora con il governo Monti il dato non v’e’ stato alcun risanamento visto il deficit al 3% contro la media UE del 4%, con differenziale positivo dell’1% (al netto dello spostamento del pagamento dell’IVA per 3 miliardi da dicembre 2011 al 2012, nessun miglioramento sul 2011 s’e’ in realta’ verificato)
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Abbiamo analizzato ciascun indicatore, in ciascun anno, in confronto con quello della UE, valutandone il differenziale (in sintesi abbiamo in buona parte “contestualizzato” le performance depurando in fattori ciclici).
 
I Risultati delle Performance dell’Italia rispetto alla media Europea, anno per anno, governo per governo:
A tal fine abbiamo introdotto un indicatore, il SuperIndice differenziale Complessivo su andamento Economia Reale e Conti Pubblici dell’Italia rispetto all’Europa : indicatore di performance rispetto alla media UE calcolato sui 6 parametri (se positivo l’Italia ha fatto meglio della UE, se negativo ha fatto peggio): PIL , Disoccupazione , Produzione Industriale , Inflazione , Deficit , Debito.
Qui i risultati:
 
Riepilogo Risultati: “un quadro desolante” per l’Italia - I risultati del Governo MONTI sono senza dubbio i peggiori degli ultimi 17 anni
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A) Il Governo Monti e’ il peggiore governo assoluto nel SuperIndice differenziale Complessivo su andamento Economia Reale e Conti Pubblici dell’Italia rispetto all’Europa, nonche’ in 4 indicatori (PIL, Disoccupazione, Produzione Industriale, Debito Pubblico) ed in un altro e’ tra i governi peggiori degli ultimi 15 anni (Inflazione), mentre sul Deficit fa meglio della media storica, ma fa nettamente peggio degli anni precedenti. Nel complesso la Manovra Monti imperniata all’85% sulle tasse, ha letteramente “distrutto” l’economia reale (ricchezza, lavoro, produzione), ha creato inflazione e sta ottenendo risultati fortemente negativi sul fronte delle finanze pubbliche rispetto al triennio precedente. 
B) L’Italia (ed i relativi governi) ha avuto un comportamente mediocre sul fronte dell’Economia e delle Finanze Pubbliche nel Periodo 1996-2012: ha avuto risultati complessivi del SuperIndice differenziale Complessivo su andamento Economia Reale e Conti Pubblici dell’Italia rispetto all’Europa solo in 3 anni su 17.  Su PIL e Produzione Industriale ha avuto rusultati peggiori della media UE in tutti i 17 anni.
C) Centro Destra e Centro Sinistra governano sostanzialmente allo stesso modo, vale a dire con politiche simili, risultati negativi ed in modo mediocre (solo Monti fa peggio). Non si notano risultati apprezzabilmente positivi da parte di un governo o dell’altro. Se guardate bene, i differenziali di Performance su PIL, Produzione industriale, etc sono analoghi a prescindere da chi abbia governato, accomunati da risultati negativi (l’Italia ha perso da 17 anni costantemente PIL e Produzione rispetto alla media UE, indipendentemente da chi fosse al governo).
 D) Negli ultimi 17 anni l’unica parentesi dove l’Italia ha chiaramente fatto meglio della media UE fu nel 2009-2010. Tremonti in quel periodi di crisi internazionale “feroce” ebbe il merito di non sperperare denaro pubblico e di non fare niente (era accusato di questo da Tutti, compreso il prossimo probabile primo ministro Bersani e l’ex primo ministro Berlusconi). Nel resto d’Europa, quasi tutti i Governi (quelli dei PIIGS, di Francia e Regno Unito) fecero politiche fortemente espansive della spesa pubblica a deficit, che sostanzialmente crearono danni fortissimi su tutti i fronti. Nel 2010 l’Italia ha fatto come la media UE in ben 3 indicatori (PIL, Produzione Industriale, Disoccupazione) ed ha fatto molto meglio in altri 3 indicatori (Deficit e Variazione del Debito pubblico, nonche’ inflazione), sostanzialmente per demerito dei nostri partners. In estrema sintesi, e’ meglio un Governo che non fa niente, che un Governo che agisce (e quindi che fa danni).

 Conclusioni: da questa analisi una Lezione per tutti
L’Italia e’ irrimediabilmente in declino. Cosa ci sarebbe da fare? 
Il Governo Monti sta avendo risultati di performance ancor peggiori dei governi precedenti, perche’ ha di fatto spinto all’estremo le politiche fallimentari dei governi precedenti. Quello che serve all’Italia e’ esattamente l’opposto.


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Articolo pubblicato il 2 Maggio 2013 al 10mo posto dei 20 Articoli TOP di Scenarieconomici.it degli ultimi 3 mesi. Sono articoli spesso finiti al primo posto nella classifica ebuzzing nella sezione economia.
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1 posto) Esclusiva Analisi: simulazione di cosa accadrebbe con e senza EURO (pubblicato il 23 Marzo 2013; circa 30.000 visite su scenarieconomici e decine di migliaia migliaia su altri siti; articolo arrivato il 23 Marzo al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
2 posto) Esclusiva – L’Intervista in forma integrale all’economista Alberto Bagnai – Euro e Crisi (pubblicato il 20 Marzo 2013; circa 15.000 visite su scenarieconomici e decine di migliaia migliaia su altri siti)
3 posto) Capire la Crisi dell’Europa in 9 slides (per Super-Dummies)  (pubblicato il 27 Marzo 2013; circa 10.000 visite su scenarieconomici e decine di migliaia su altri siti)
4 posto) EURO: Analisi di dettaglio del perche’ all’Italia conviene uscire (pubblicato il 24 Marzo 2013; ben oltre 6mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti; articolo arrivato il 1 Aprile al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
5 posto) Fact Checking alle argomentazioni PRO-EURO: smontate una per una (pubblicato l’1 Aprile 2013; ben oltre 3mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti; articolo arrivato il 1 Aprile al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
6 posto) L’Economista Kaldor nel 1971 spiegava con precisione millimetrica il perche’ l’Euro avrebbe fatto collassare il sistema (pubblicato l’8 Maggio 2013; quasi 3mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti; articolo arrivato l’8 maggio al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
7 posto) Riccardi accusa Monti: “Più dava legnate al paese, più la Merkel era contenta e più lui era soddisfatto” (pubblicato l’8 Giugno 2013; oltre 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
8 posto) Dati Regionali 2012 shock: Residuo Fiscale (saldo attivo per 95 miliardi al Nord) (pubblicato il 27 maggio 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
9 posto) Capire la Crisi dell’Europa in 80 slides (pubblicato il 5 Maggio 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
10 posto) Il Bilancio del Governo Monti – Valutazione finale: il peggior Governo della 2 Repubblica (Valutazione analitica delle Performance dell’Italia rispetto alla UE di tutti i governi) (pubblicato il 2 Maggio 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
11 posto) Serie del PIL dal 1861 ad oggi in Italia: grafici e mappe regionali (pubblicato il 14 Aprile 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
12 posto) Analisi del DEFAULT di uno Stato: cerchiamo di capire perche’ e quando accade, e cosa accade dopo (pubblicato il 3 Aprile 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti; articolo arrivato il 3 Aprile al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
13 posto) Studio “Bertelsmann Stiftung”: in caso di rottura dell’EURO grossi guai per la Germania (pubblicato il 17 maggio 2013; quasi 2mila visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
14 posto) 5 Studi sulla Sostenibilita’ a lungo termine dei Conti Pubblici dicono che l’Occidente ha un enorme problema. Italia e Germania le nazioni piu’ sostenibili. (pubblicato l’11 Maggio 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
15 posto) 4 Premi Nobel (Paul Krugman, Milton Friedman, Joseph Stigliz, Amartya Sen): “l’Euro e’ una patacca” (pubblicato il 3 Giugno 2013; oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti; articolo arrivato il 3 giugno al 1 posto come rilevanza nella classifica Ebuzzing sezione Economia)
16 posto) L’andamento del Mercato Immobiliare nel 1996-2012 nei vari Paesi Europei, e proiezione al 2017 (pubblicato l’1 Aprile 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
17 posto) Ecco perche’ la DISGREGAZIONE dell’EURO e’ lo scenario piu’ probabile (pubblicato il 21 Maggio 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
18 posto) Euro-crisi: Germania, Italia e gli altri, un matrimonio destinato a finire male…. molto male. (pubblicato il 10 Maggio 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
19 posto) Il vero “Cyprus Template”. Come la zona euro sia diventata ormai uno strumento neocoloniale di sfruttamento (pubblicato il 9 Aprile 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)
20 posto) EURO CRISI: dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, Cipro (Slovenia, Malta) chi sara’ il prossimo? (pubblicato il 29 Marzo 2013; ben oltre mille visite su scenarieconomici e migliaia su altri siti)

By GPG Imperatrice
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giovedì 13 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte I


Con questo post in più parti vorrei fare un sunto di ciò che penso di aver capito di economia in un anno di studio inde e pure fesso da autodidatta.
Ho letto tante cose, ne ho comparato le conclusioni con la realtà circostante e mi sono fatta un'idea.
Se questa idea coinciderà almeno in parte con quella di chi è competente in materia, che vorrà magari confermarne la giustezza, ciò vorrà dire che i miei sforzi non saranno stati vani e qualcosa avrò imparato. La mia conoscenza del mondo si sarà arricchita e, soprattutto, avrò ottenuto degli strumenti per difendermi, visto che, come ho già avuto modo di dire, ho cominciato ad interessarmi di economia perché l'economia si stava interessando un po' troppo a me e le sue intenzioni mi parevano affatto amichevoli. Il nostro II emendamento è il diritto alla conoscenza.

Non avendo assolutamente la competenza accademica necessaria per evitare errori ed imprecisioni, inevitabilmente il mio discorso è sottoposto alla regola del "se sbalio mi corigerete" e mi impegno fin d'ora al riconoscimento dell'eventuale cantonata. Sempre che, con la scusa della correzione, a qualcuno non scappi di venirmi a dire "Ti sbagli, se torniamo all'euro la benzina costerà settanta volte sette", "il cambio dell'euro fu fissato a 1700 lire" oppure  "è la quantità di moneta circolante che crea inflazione". O ancora: "Ma tu non vuoi eliminare il capitalismo ma conservarlo a spese dei proletari!" A scanso di equivoci, qui non si tenta la rianimazione post-mortem di ideologie economiche di cui la storia ha decretato il fallimento. NON-SI-PUO'-FARE.

Quelli che seguono sono appunti, riflessioni mie originali su concetti e teorie non miei e di cui i più esperti riconosceranno gli ispiratori. 
Rivendico solo la maternità della "Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri",  una mia intuizione di qualche tempo fa della quale vado assai orgogliosa e che, peccando volontariamente di modestia ma non solo, proprio di superbia, mi pare più realistica della pretesa che il mercato sia in grado di autoregolarsi.

Binario, triste e solitario
In economia tutto si accoppia in relazioni binarie di complementarietà, causa ed effetto, reversibilità: debito/credito, import/export, costi/ricavi, domanda/offerta, inflazione/deflazione. Relazioni conflittuali ma estremamente tenaci.
La relazione tra gli attori economici tende al conflitto ed alla contrapposizione e tale conflittualità si esprime anche accademicamente nel modo in cui vengono interpretati i fenomeni economici a seconda del punto di vista (ad es. neoclassici vs. keynesiani).
La contrapposizione capitalistica classica padrone vs. operaio, tanto cara alle mie letture giovanili marxiane, è stata ormai superata da quella dell' 1% vs. 99%. Una regressione al modello molto più elementare e sempre di moda, del ricco vs. povero. Con l'1% che tende non più al profitto da produzione industriale ma alla mera accumulazione per se.
Per la sua caratteristica di poter ottenere, dal suo funzionamento, un fenomeno ed il suo opposto e contrario, l'economia mi fa pensare ad un motore Burmeister & Wain BK 98 FF reversibile. Un grande motore navale. Macchina avanti=espansione, macchina indietro= recessione. Troppo semplicistico e sempliciotto? Può darsi, ma provate ad invertire una recessione senza invertire il motore economico.

Moneta, sterco di Paracelso
Quando però parliamo di moneta, ovvero del carburante che fa funzionare questo motore, la logica meccanica così comoda per il neofita profano va improvvisamente a farsi fottere. Da qui entriamo nella pura alchimia di Paracelso.
L'ossessione attuale che nasce dalla spinta all'accumulazione è, da una parte, il controllo della quantità della moneta, per non perdere d'occhio nemmeno un centesimo per paura che finisca in tasca a qualcun'altro - ciò che sta accadendo nell'economia reale - e dall'altra la smania di crearne sempre di più e in maniera infinita, come avviene in Finanza. Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata. Un evidente paradosso.

Milton Friedman e la pietra filosofale
Il denaro ha questo potere di rendere l'uomo folle, anche quando è seduto ad una scrivania per redigere una teoria economica.
Secondo la Teoria Quantitativa della Moneta, uno dei capisaldi dell'economia neoclassica o liberista,   ovvero il Verbo insegnato nelle Università e pasturato in televisione e sui giornali, il deposito genera il prestito. Dopo che la Banca Centrale ha stampato esattamente il quantitativo di moneta necessario al funzionamento del sistema (e si suppone sia in grado di farlo, mah!), la banca X presterà il denaro, prendendolo dai depositi dei suoi clienti, trattenendone una parte come riserva e, in questo modo, quanto il prestito ritornerà alla banca sotto forma di nuovo deposito, la quantità di moneta immessa in questo circuito sarà regolata da un rapporto matematico preciso, un moltiplicatore.
Perché non scappi un centesimo.
Vedete, i neoclassici, da quanto ho capito, hanno l'ossessione del controllo. E uno si chiede: ma perché controllare la quantità di moneta circolante? CHE TE FREGA? Perché la quantità di moneta circolante, dicono, genera inflazione. Più moneta, più inflazione. Ah, capisco. I miliarden mark per un francobollo, i tedeschi con la carriola e Hitler dietro l'angolo.
Ora capite il rischio che corriamo se non si reprimesse l'attività criminale della Tipografia Lo Turco.


D'altra parte, però, un altro principio fondamentale della teoria neoclassica, ovvero la deregulation, il principio che i capitali devono circolare liberamente, con l'eliminazione della repressione finanziaria, ovvero del controllo democratico sulla moneta, ha generato la possibilità di moltiplicare alla enne proprio la moneta che si voleva limitare e rendere quantità finita.
Insomma, per paura che vi fosse troppa moneta circolante, abbiamo generato fantastiliardi di titoli derivati speculativi. Carta straccia, in definitiva, direte, ma intanto pensate ai Gordon Gekko che si esaltano per avere avuto in dono la pietra filosofale per creare moneta all'infinito. E che, come la diecimila lire di  Totò, una volta cambiata dal tabaccaio, diventa moneta reale, concreta, vera. In grado di far dire al politico di turno: "non ci sono soldi".
A Topolino-Milton apprendista stregone la situazione è sfuggita di mano.

Non ci sono soldi
E veniamo quindi al punto centrale. "Non ci sono i soldi". Quante volte lo sentite dire, ultimamente? "Sarebbe necessario fare questo e quest'altro ma non ci sono fondi." E quell'altra ancora più grossa, che ha permesso ai tecnici di torturarci: "Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione."
Vedete, lo possono dire perché il profano che ascolta è un essere primitivo che mentalmente converte ancora la moneta in oro. Tanto oro, tanta moneta. Moneta = cammello. Si immagina i caveau, il deposito di Paperone. Una quantità data e finita di denaro, da centellinare con parsimonia. Se gli dicono che non ci sono soldi, significherà che il deposito è vuoto: perché abbiamo speso troppo, perché siamo governati dalla Banda Bassotti che lo ha ripulito fino all'ultimo centesimo e perché siamo stati cattivi e non abbiamo fatto i compiti. Un po' di regressione all'infanzia non fa mai male.

Galbani vuol dire fiducia
Non è così. La creazione della moneta è un atto alchemico, magico. Potrei dirvi che, ripensando all'apprendista stregone, i fatti dimostrano che le cose funzionano al contrario, che è il prestito a generare il deposito, che è la domanda proveniente dal mercato che induce la Banca Centrale ad immettere la quantità di denaro sufficiente ad innescare un meccanismo virtuoso dove la moneta, una volta in circolo, viene creata e la ricchezza moltiplicata e distribuita.
La moneta che entra in circolo nel mercato, in qualunque forma: banconote, bit, titoli, è, all'origine, solo una promessa di pagamento, un atto di fiducia nei confronti del debitore. Se, al termine del suo circolo virtuoso all'interno del mercato il pagherò rientrerà in possesso del creditore, il debito verrà estinto, quella moneta verrà nullificata e sarà come se non fosse mai esistita. Nel frattempo però questa moneta allo scoperto ha generato altra moneta, altra ricchezza, perfettamente concreta.

Il loro tessoro
Se la moneta all'interno del mercato genera più ricchezza che inflazione, come i dati statistici e quei bastardi dei grafici dimostrano, perché voler limitare a tutti i costi la sua quantità?
Perché far credere erroneamente che ad ogni moneta corrisponda un pezzo di oro o di argento o di platino di valore corrispondente, rappresenti cioè qualcosa di concreto e di valore?
E questo dopo che l'Impero un giorno ha deciso, forte del potere di persuasione di alcune migliaia di testate nucleari, di sganciare la sua moneta dall'oro e stamparla quando e come gli piace e quanta gliene piace?
Dovremo allora supporre che il fatto che la moneta venga considerata falsa nel momento in cui esce dalla tipografia Lo Turco e non dalla BCE, sia un fatto politico.
Che al mondo esista chi ha deciso che la ricchezza debba essere sequestrata e tenuta solo per sé. Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta, e la limitazione della quantità di moneta può servire allo scopo di soggiogare e controllare amici e nemici. Soprattutto i poveri.

http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2013/05/cosa-mi-racconta-leconomia-parte-i.html

Cosa mi racconta l'economia - parte II. La legge della bolla e dello spillo

Chi insegue le bolle e chi produce, un classico del capitalismo


La prima parte la trovate qui.

Prologo. Le quattro cantonate della teoria neoclassica (aka neoliberismo)

Prima di continuare, raccogliamoci in preghiera e recitiamo il Verbo del pensiero unico.

"La migliore garanzia contro lo sfruttamento è il mercato."
"I capitali devono circolare liberamente".
"Più moneta in circolazione, più inflazione".
"Il mercato è in grado di autoregolarsi".

Nessuna bevuta è gratis

Come dicono gli economisti neoclassici ogni volta che, per sostenere le assurdità del pensiero unico, si attaccano alla fiaschetta che portano sempre al collo come i San Bernardo. Perché da sobri qualche dubbio alla fine verrebbe fuori e ci si potrebbe rendere conto che la Svezia non è nell'euro - per questo appare così in forma - e il cambio lira/euro non è 1700.

666 è il numero della Bestia

Gli enunciati della teoria neoclassica sono come le canzoni rock che, suonate al contrario, conterrebbero un messaggio satanico. In questo caso un messaggio favorevole alla classe dominante e a tutto svantaggio del restante 99%.
I neoclassici dicono, parlando normalmente: "La moneta unica funziona solo se l'area che la adotta risponde a precisi requisiti di uniformità fiscale, del mercato del lavoro, governativa, educativa."
Parlando invece come il nano di Twin Peaks, al contrario, essi rivelano un modo molto vantaggioso per le élite di  ripristinare il modello mercantilista di dominio di un paese forte su altri deboli attraverso il vincolo di cambio applicato in un area valutaria non ottimale.  Il trucco dell'Euro, appunto. Prendi una teoria, trattala male, tanto prima o poi l'unione fiscale si farà, hai voglia! Poi arriva l'amerikano pragmatico che ci sgonfia le gomme con la previsione che, per allora, saremo tutti morti.

Allo stesso modo, il principio di reversibilità satanica si applica a tutti i principi che ho enunciato sopra. Basta aggiungere un non all'affermazione e si scoprirà che effettivamente, nel mondo reale, le cose funzionano esattamente al contrario dell'enunciato.
"La migliore garanzia contro lo sfruttamento NON è il mercato" (perché il padrone è buono e caro ma se gli dai un dito...) "I capitali NON devono circolare liberamente" (perché altrimenti succede che la finanza sottrae risorse all'economia reale, vedi sotto). "Più moneta in circolazione, NON porta più inflazione" (infatti la frase in positivo è una pura sciocchezza smentita da tutti i dati ufficiali, fatta per spaventare i crucchi con il babau di Weimar e controllare anti-democraticamente la quantità di moneta circolante, ergo controllare la distribuzione della ricchezza). 
"Il mercato NON è in grado di autoregolarsi". Lo vediamo subito come si autoregola, giusto un attimo di pazienza e uno schemino interessante che introduce l'argomento dark pools.
La contraddizione palese insita nella pretesa che potesse esistere la regola in assenza di regole, del resto, fin dall'inizio non prometteva niente di buono.
'O mercato nun vo' penziere
In questi giorni di vacanza mi sono letta "Finanza per indignati", l'inchiesta di Andrea Baranes sulla finanza casinò e la sua degenerazione in tumore che ha attaccato il tessuto sano dell'economia e da allora mi viene un sorriso da Joker ogni volta che i TG serali aprono il siparietto di economia parlando dell'andamento della giornata in Borsa.
La Borsa, il tempio del Mercato (si, quello con il termostato). Oppure il mercato nel Tempio, quello che fece andar giù di sentimento nostro signore. Un luogo dove, secondo i fratelli Grimm delle ore venti, il Bund fa a braccio di ferro con il BTP ad un tavolo di osteria mentre le altre valute sorseggiano tequila bum bum, ogni giorno c'è l'asta tosta dei titoli di stato con file di risparmiatori ansiosi di aggiudicarsi quel pregevole BTP di scuola vicentina perfettamente conservato e le massaie girano per le bancarelle acquistando titoli che i borsisti incartano commentando: "Il FIAT è un po' di più, lascio, signo' ?"
La Borsa, ovvero il centro del Mercato, nel cervello del popolino deve assomigliare appunto al mercato rionale, ad una colorata Vuccirìa. E, soprattutto e di conseguenza, il popolino che va al mercato deve ragionare con la stessa logica del fruttarolo e del pizzicagnolo. Un mondo di sogno, assolutamente irreale nel contesto finanziario. Una favola per i gonzi, che la manderanno giù assieme alla forchettata di bucatini. "Cazzo, che botta ha dato Tokyo oggi!"
La verità invece è che il Mercato non va più al mercato. Ama le sensazioni forti, la sorpresa, la novità, l'anonimato e la trasgressione delle dark rooms, oops!, dark pools.


Un tuffo dove l'acqua è più blu
Come funzionano le dark pools, omologhi finanziari delle dark rooms
Le dark pools, o piscine, sono luoghi dove le transazioni finanziarie avvengono al di fuori delle Borse ufficiali, su computer ultra veloci e con ritmi di scambio parossistici. Dal 2009, anno successivo al crack di Lehman Brothers, invece di darsi una calmata con la roulette, la finanza ha moltiplicato il trading attraverso le dark pools, con un aumento del 48% e realizzando il 13% del totale del volume complessivo di trading. In Europa le dark pools gestiscono un giro di affari di 80 miliardi di sterline al mese. E per noi non ci sono soldi, vero?

Nel grafico seguente si vede ancor meglio l'aumento di importanza del trading al di fuori della Borsa, soprattutto in Europa dal 2005 in poi.


Il risultato di questo travaso di enormi fiumi di denaro dall'economia alla finanza e dalla finanza in chiaro a quella puramente speculativa e criptata è devastante per l'equilibrio macroeconomico. Dal sistema di scambio D-M-D- (denaro - merce - denaro), siamo passati ad un circuito chiuso D - D (denaro - denaro)  dove la moneta viene moltiplicata senza alcun limite. Alla faccia della massa monetaria che crea inflazione, eh Milton? 
Ecco perché "non si sono i soldi", come ricordavo nella prima puntata di questo post, parlando di coloro che ci costringono a fare sacrifici. Perché i soldi vengono deviati dall'economia reale (dove sono limitati in quantità in modo che non si arricchisca troppa gente, intendendo con gente i poveri e le classi medie) al mondo della finanza speculativa, dove, essendo tutti già ricchi, la ricchezza può essere creata, distrutta e passata di mano in un delirio che rende gli attori sempre più  folli. Finanza creativa perché riesce a creare il denaro dal nulla.
Lo strumento principale di questo tipo di finanza è il derivato, nato come prodotto finanziario assicurativo (ad esempio il plain vanilla) e poi diventato la bacchetta magica per creare speculazione allo stato puro e moltiplicare i soldi e i denari.
I derivati sono misteriosi ("pochissimi sanno come funzionano", "sono complicatissimi da descrivere") ma diventano comprensibili se li si associa al funzionamento della cellula neoplastica.  
Come essa si moltiplicano esponenzialmente e senza controllo e alla fine distruggono il tessuto che hanno intaccato.
I derivati sono ciniche scommesse sulle disgrazie altrui. Posso guadagnare dal fallimento di intere nazioni (CDS, Credit Default Swaps), posso scommettere 1000 volte che ruberanno l'automobile del mio vicino e rivendere la scommessa ad altri 1000 e questi ad altri 1000 ancora.
Posso perfino creare un prodotto derivato che scommette, in un gruppo di persone anziane, su chi schiatterà per primo. Non è veramente diabolico, tutto questo? E, già che ci siamo, scommettiamo che questo gioco non potrà durare in eterno? Anzi, aspettate, vado a rivendere la scommessa ad altri mille.
La legge della bolla e dello spillo
Sapete come è nata la crisi che ancora ci attanaglia? Per spingere gli americani ad aumentare i consumi, le banche decisero di concedere mutui al 100% e più anche ai clienti subprime, cioè a quelli che già si sapeva non sarebbero stati in grado di onorare il debito. Comperare casa diventava così alla portata di tutti, bastava una firmetta in banca. E poi gli americani sono abituati ad indebitarsi. 
Intanto i prezzi delle case aumentavano e aumentavano anche gli importi dei mutui da ripagare con gli interessi. Una gigantesca bolla immobiliare. Poi i subprime cominciarono a non riuscire più ad onorare il debito e i più sfortunati si videro portar via la casa dalla banca. Tuttavia, il guaio peggiore non derivò tanto dalla insolvenza dei debitori nei confronti delle banche ma dal fatto che, questo debito era stato trasformato e moltiplicato a dismisura attraverso gli strumenti derivati e spalmato su tutto il mercato finanziario. Un relativamente piccolo debito privato era lievitato fino a diventare un'altra colossale bolla speculativa,  questa volta finanziaria, che alla fine incontrò il suo spillo gemello nel 2008.
Fare i liberisti con il culo dello Stato (cioè con il nostro)
Siccome, lo sapete, le banche sono troppo grosse per fallire, quando una banca grossa è sull'orlo del fallimento lo Stato deve rimediare. L'odioso Stato della Spesapubblicaimproduttiva, il Grandefratello, il nemico della liberainiziativaprivata. Quello che impedirebbe al mercato di autoregolarsi sabotandogli il termostato.
Funziona così. Le banche, da quando non sono più obbligate a scegliere se dedicarsi al credito oppure alla speculazione, trovano sempre più divertente giocarsi i capitali al casinò di quest'ultima. Magari nelle oscure dark pools. 
Quando perdono, perché con i derivati non si scherza, si ricordano della loro funzione pubblica, si mettono il vestito buono da cassa di risparmio e vanno a batter cassa dallo Stato. E' come avere un parente stretto ludopatico, che si gioca lo stipendio alle macchinette perché, una volta ottenuti i fondi per salvarsi, questi mica mettono la testa a posto ma ritornano a farsi ancora di più di derivati.
Ricordate la contraddizione all'inizio del mercato che si autoregola in regime di deregulation? 
Eccone un'altra bella grossa, di contraddizione, sempre grazie a quei geni dei neoclassici. Lo stato che non deve interferire con i meccanismi del mercato ma che DEVE intervenire per salvare le banche PRIVATE con soldi PUBBLICI.
Bucargli il pallone e portarselo via
Per uscire da questo inferno, dove la finanza prosciuga ogni risorsa all'economia produttiva, ai risparmi dei cittadini ed arriva a minacciare le loro vite, condannando paesi interi alla povertà indotta, bisogna bucare il pallone alla finanza. Bisogna impedirgli di gonfiare bolle su bolle e farla finita con i derivati puramente speculativi. Bisogna costringere le banche a scegliere tra credito e investimento e, se scelgono il secondo, sappiano che se falliscono, in base al principio della libera concorrenza e del mercato che si autoregola, saranno cazzi loro. 
Addendum
Avrete capito che ci sono enormi quantitativi di moneta in giro per il mondo, milioni di fantastiliardi ma, forse perché sono impegnati a nuotare nelle piscine  assieme agli squali della finanza, non hanno alcun effetto sull'inflazione. Niente carriole e francobolli da un miliardo. Anche perché l'inflazione viene controllata tenendo bassi i salari e comprimendo la domanda interna. Così il padrone accumula e il povero dimagrisce, che gli fa pure bene alla prova costume.
Sempre grazie ai derivati e ai prodotti tossici finanziari di ogni tipo i capitali circolano liberamente ma ciò non pare portare alcun vantaggio all'economia reale. Anzi, ad ogni bolla scoppiata equivale una bella crisi strutturale lacrime e sangue per tutti. Sempre più ricorrente o periodica, come avrebbe detto il barbone tedesco.
Capite adesso perché i neoclassici non possono fare a meno della loro fiaschetta?

mercoledì 12 giugno 2013

ADESSO BASTA! FUORI LA GERMANIA DALL’EURO!


Adesso basta!
Chiedo scusa per l’immagine, ma c’è un limite a tutto soprattutto quando si ascoltano certe menzogne!
Si lo sappiamo, siamo un popolo di ricchissimi e avidi straccioni, cicale mediterranee, mafiosi ed evasori, elusori e massoni, infarcito di inutili idioti che speculano politicamente da anni sulle sorti del nostro Paese, distruggendo il bene comune e l’etica professionale, un popolo che ha vissuto per decenni sopra le loro reali possibilità, diciamolo per fare felici i poveri tedeschi, loro si che lavorano tanto e producono in maniera esponenziale, figli di un’ideologia imperialista che è un marchio di superiorità da sempre, il marchio dell’onnipotenza.
Un popolo di singoli geni e artisti, miracolo di creatività e fantasia, ma una massa di pecoroni,  presi singolarmente potremo dominare il mondo intero, ma come massa siamo un inutile gregge destinato ad essere regolarmente tosato ad ogni appuntamento della storia, oggi da chi sostiene che non c’è alternativa a questa fallimentare Europa.
Basta dare uno sguardo allo specchio politico della nostra società, osservare chi ci rappresenta nelle istituzioni, chi abbiamo votato, nessun partito o movimento escluso, senza voler generalizzare ovviamente, ma questo è quello che questo popolo si merita, il minimo sindacale!
Ma ascoltiamo cosa hanno da dirci i professori alemanni, cresciuti all’ombra della paranoia weimariana, maestri di propaganda e di menzogna…
” Jens non ha usato giri di parole. Ha puntato la preda e ci è subito piombato sopra. Come un vero falco. I mercati, ha detto ai giudici costituzionali di Karlsruhe, ma parlando all’intera nazione tedesca, hanno un ruolo “disciplinatorio”. Premiano i comportamenti corretti e puniscono quelli sbagliati. “ Huffingtonpost.it
Questo falso puritano non ha il coraggio di dire che buona parte di quello che è accaduto in questi ultimi tre anni è dovuto alla demenziale politica del credito facile messa in atto dalle banche tedesche, che hanno inondato di credito subprime mezza Europa, fomentando bolle immobiliari e commerciali, non ha il coraggio di ammettere davanti ai suoi compatrioti, alla sua nazione, che il sistema finanziario tedesco era un colabrodo dove scorrevano fiumi di sofferenze, di crediti incagliati, soldi prestati allegramente in mezza Europa sulla scia dell’orgia del credito. Non ha il coraggio di ammettere che l’istituzione che rappresenta la ha dormito o meglio fatto finta di nulla, mentre i suoi azionisti giocavano con i subprime americani e europei.
Ci sono migliaia di post su questo blog che testimoniano la resposnabilità delle banche tedesche nell’orgasmo creditizio europeo, centinaia di dati e tabelle che mettono in risalto l’esposizione delle banche tedesche ai paesi coinvolti nella grande bolla europea…
Eccone solo alcuni, li ho presi a caso, non ho tempo di riproporli in ordine cronologico…




Inoltre ci sarà sempre qualche inutile idiota che vi racconterà dell’insostenibile debito brutto e cattivo italiano, ma nessuno vi dirà mai che ciò che conta è il debito complessivo, non solo quello pubblico, ma anche quello delle famiglie, delle imprese e delle banche, dimensione nella quale abbiamo ben altri campioni al primo posto…


Nessuno vi racconterà mai che il debito pubblico è esploso dopo il divorzio della Banca d’Italia dallo Stato, quando ha smesso di monetizzare il debito pubblico italiano, nessuno vi racconterà nelle trasmissioni ovattate in prima serata che dagli anni ottanta in meno di 14 anni è raddoppiato infarcendo di interessi il nostro futuro, mentre oggi la sterile ed inutile purezza ariana impedisce alla BCE di fare quello che fanno FED, BOE e BOJ ovvero svalutare quotidianamente le loro valute e comprare il debito del proprio paese.
Ma certo solo noi abbiamo la mafia, la corruzione, l’evasione, l’elusione, solo noi non lavoriamo mai, siamo tutti dipendenti statali, cicale a pancia all’aria tutta la giornata, gli altri sono modelli assoluti da seguire, dalla agli Stati Uniti.
Dobbiamo e possiamo migliorare, ma sino a quando la parte migliore di questo Paese se ne starà rintanata nelle proprie paure ad osservare gli eventi non accadrà nulla, i furbi domineranno sempre i fessi. Diversamente fuggite, andatevene e non lottate!
Lasciate perdere inutili trasmissioni come Ballarò o affini, lascite strillare il buon Grillo quando vuole prendere il mondo del lavoro tedesco come modello o farsi invadere dalla Germania, è un bravo ragazzo ma di economia e finanza non capisce nulla con contorno di consulenti economisti della domenica.
Abbiamo dovuto creare inutili fondi di salvataggio, ai quali contribuire con fiumi di tasse, per far finta di salvare paesi come Grecia, irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro, mentre in realtà questi soldi passavano senza sfiorare le nazioni, tra una banca e l’altra e ritornavano in Germania per coprire senza fare rumore le voragini delle loro banche, la maggior parte banche al servizio della politica, ricolme di scheletri politici, come la nostra MPS 
4500 miliardi di aiuti alle banche europee in questa crisi e qualche inutile idiota che si traveste da falso statista impone alle nazioni pareggi di bilanci, fiscal compact o two pack vari!
La Germania impone all’Europa di iscrivere nella costituzione il pareggio di bilancio e di applicare Tobin tax varie e poi è la prima che non le applica per puro interesse nazionale, come fu la prima insieme alla Francia a fregarsene del trattato di Maastricht, sforando allegramente ogni limite.
E finiamola con leggende metropolitane come quelle che raccontano che gli italiani sono quelli che lavorano meno ore, che nel nostro Paese la spesa pubblica è cresciuta di più che in tutta Europa perché ci sono centinaia di dati oggettivi che testimoniano il contrario, ma che se anche andassi in qualche trasmissione televisiva non ti lascerebbero mai mostrarli, perché non c’è tempo, perchè a loro importa nascondere la verità, a loro importa solo l’audience, animali mediatici che si sbranano tra di loro parlando del nulla.
Ma torniamo a Weidmann, quello che insieme all’altro genio , sostiene che gli Stati quelli si possono fallire, mentre le banche no, quelle figurarsi, altra immensa menzogna di questa crisi…
… ” Premiano i comportamenti corretti e puniscono quelli sbagliati. Mario Draghi, l’italiano che ha voluto l’, il programma di acquisto illimitato di tiitoli pubblici dei Paesi “peccatori”, si è messo in mezzo. Ha “comprato tempo” alla politica, facendo ritardare la punizione che comunque prima o poi inesorabile arriverà. Con il rischio che a pagare sia anche chi peccato non ha, come i contribuenti tedeschi. Per l’etica protestante di Weidmann, l’Omt di Draghi equivale a due Ave Maria e un Pater Noster, una piccola penitenza, poi si può tornare a peccare. “
I mercati oggi non sono nulla, solo immensi casinò e slot machine rigorosamente high frequency trading, in mano ad un branco di psicopatici cocainomani infarciti di testosterone,  inutili strumenti fuori controllo, irrazionali ed isterici nella maggior parte dei casi, supportati dalle analisi di qualche imbecille che ne intravede la mano invisibile rigeneratrice.
Se i mercati avessero punito i peccatori oggi, non rimarebe in piedi una sola banca tedesca, ma non solo sarebbero tutte collassate come quelle irlandesi o inglesi. 
“ La festa del Club Med a spese di Berlino deve finire. L’Omt, secondo Weidmann, rallenta le riforme. A difendere le posizioni di Draghi e della Bce ci ha provato il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, che ha fatto l’eco di Angela Merkel che mentre il primo parlava davanti ai supremi giudici, ripeteva le stesse esatte parole all’assemblea della Bdi, la Confindustria tedesca. Il programma Omt non serve a salvare i paesi dell’aerea euro, ma la moneta comune. Il bazooka di Draghi non viola il mandato della Banca centrale europea. E poi, ha detto Schaeuble, non possiamo accettare che una Corte Costituzionale possa mettere dei limiti alla libertà della Bce, poi pretenderebbero di farlo tutti gli Stati.”
Poi è stato il turno di Joerg Asmussen parlare. Membro del direttivo della Bce è il vero contraltare di Weidmann. Sono stati compagni di scuola, hanno fatto carriere praticamente parallele. Ha detto quello che ci si aspettava dicesse. Le misure prese da Draghi sono “necessarie, efficaci ed entro il mandato della Bce”. Ma soprattutto ha affermato che l’Omt deve avere una potenza di fuoco illimitata. Se i giudici razionano le cartucce, i mercati potrebbero rimettere in discussione la sopravvivenza dell’euro e la stabilità sarebbe di nuovo a rischio.
“La verità è che i mercati si sono già innervositi. Per settimane, pur sapendo alla perfezione che la Corte tedesca avrebbe discusso in questi due giorni dell’Omt, anche se la sentenza è prevista per settembre dopo le elezioni, avevano ignorato l’avvenimento. In quarantott’ore le cose sono cambiate. Lo spread è di nuovo salito fino a 277 punti, Milano ha chiuso con un rosso di 1,6 punti. Draghi ha dovuto rilasciare un’intervista alla televisione Zdf per rassicurare l’opinione pubblica tedesca, garantendo che nessuno Stato sarà salvato dalla Bce se non farà i compiti a casa come “Berlino nel 2003”. Nemmeno dieci giorni fa, a sorpresa, ha gelato i mercati frenando su qualsiasi ipotesi di aiuto non convenzionale all’economie in asfissia dei Paesi del Sud Europa. Gli hanno legato le mani. E la lingua, hanno osservato autorevoli commentatori.”
Il punto è anche un altro. È che le premesse con le quali è iniziato il giudizio sull’Omt non depongono bene. Il presidente della Corte Voßkhule ha aperto le audizioni dicendo che l’unico faro del verdetto sarà la Costituzione tedesca. Ai giudici, insomma, interessa poco se l’Omt ha funzionato, è stato ed è efficace. La sostenibilità economica dei piani di salvataggio della Bce non interessa a Karlsruhe. Draghi è avvisato. Il concetto espresso sempre ieri alla Zdf che l’Omt ha calmato i mercati senza far spendere un solo euro non è un argomento. Punto.
Roma è distratta da altro. Eppure dovrebbe essere molto attenta a quello che accade a Karlsruhe. Cosa succede se cade lo scudo di Draghi? Meglio non pensarci. Anche perché tra poco più di un anno, le banche dovranno restituire i soldi delle Ltro (hanno già iniziato a farlo), le operazioni di rifinanziamento illimitato a tre anni che hanno riempito le casse delle banche che hanno usato i soldi per sottoscrivere i titoli pubblici italiani. Ormai il 70% del debito è “interno”, è di banche, assicurazioni, fondi italiani. Senza l’Omt e senza più armi nucleari nelle mani di Draghi, la punizione del default ricadrebbe quasi per intero sui risparmiatori e contribuenti italiani. Quella punizione dei mercati che Weidmann ha invocato oggi. Huffingtonpost.it
Non ci voleva certo chissà quale laurea o CV per comprendere che la BCE avrebbe fatto qualunque cosa per salvare il fantasma dell’euro. Non è colpa nostra se qualche imbecille ha deciso di costringere il sistema finanziario a valutare a prezzi di mercato il debito sovrano, garantito da miliardi di contribuenti e invece ha lasciato alla libera fantasia contabile delle banche il compito di nascondere la carta straccia derivata, strutturata, l’immondizia e spazzatura subprime. Fissatevelo bene in testa che il debito sovrano italiano è stato oggetto di speculazione solo per il fatto che avevamo una classe politica di ignoranti e incompetenti che pensava che lo spread fosse un aperitivo e così facendo si attaccava direttamente il fallimento europeo, un insieme di squilibri che affonderanno il vero sogno europeo, tenuti insieme da una moneta che è il suicidio politico e finanziario di questa Europa, circondata da ignoranti che urlano più Europa davanti a tutto sempre e comunque.
Si stanno svegliando una dopo l’altra mille false belle addormentate politici e industriali, non si può andare avanti cosi svendere il Paese alla Germania, ma in questi anni dormivano nelle loro tombe dorate. ”
Roma è distratta da altro. Eppure dovrebbe essere molto attenta a quello che accade a Karlsruhe.”
Ma se non sanno neanche cosa sia una OMT o LTRO a Roma, ma ovvio gli straccioni italiani si meritano questo e altro, stanno cuocendo a fuoco lento nella padella mediatica italiana, che tutto nasconde, tutto uniforma nell’unico problema … cosa ha detto tizio o cosa ha urlato Caio, una stampa quella italiana di stenografi senz’anima, che in questi anni ha solo seguito il gossip italiano.
Mi raccomando leggete e tenetevi tutto dentro, non raccontatelo a nessuno tanto non vi crederanno, in un mondo dove i libri di Vespa vanno a ruba o i romanzi estivi vanno di moda, il risveglio sarà amaro!
Loro i tedeschi sono bravi, efficienti, dinamici, produttivi? Bene che prendano il loro marco e se ne vadano dall’ Euro dal quale hanno avuto ogni beneficio, miliardi e miliardi di benefici, e anni di debito a tassi negativi, pur con una crescita esponenziale del loro debito che è il più alto d’Europa in termini assoluti.
Detto questo complimenti alla Germania che riesce a costringere ormai da tempo Draghi a chiedere umilmente il consenso dei suoi organi isituzionali, per esercitare la sua autonomia, al punto che non manca poi molto per osservarlo in ginocchio, cosa che i dilettanti allo sbaraglio che siedono in Parlamento da noi non si sognerebbero mai di fare.
Sarà interessante osservare cosa accadrà, cosa farà la speculazione mentre il resto d’Europa svaluterà e loro si godranno la rivalutazione del marco nei secoli dei secoli. Amen!
Ill tempo sta per scadere, ancora qualche settimana e mese …

http://icebergfinanza.finanza.com/2013/06/12/adesso-basta-fuori-la-germania-dalleuro/

sabato 18 maggio 2013

IL TRAMBUSTO POLITICO ED ECONOMICO PER IL FUTURO

- STUART JEANNE BRAMHALLdissidentvoice.org -
Un nuovo studio dell’Università Farleigh Dickinson rivela che il 29 % dei cittadini degli USA crede che nei prossimi anni potrebbe essere necessaria una rivoluzione armata per “proteggere le libertà”. Condividevano questa visione il 18% dei democratici che hanno risposto, il 27% degli indipendenti e il 44% dei repubblicani.
Un decennio fa, era impensabile l’idea che qualcun altro al di fuori di pochi migliaia di estremisti avrebbe contemplato una rivoluzione violenta. Perlomeno questi risultati suggeriscono che una minoranza significativa degli americani è profondamente disillusa riguardo l’apparente indifferenza del governo per i loro bisogni e le loro aspettative.
LA FINE DELLA CRESCITA: UNA REALTÀ SCOMODA
Anche se il governo sostiene il contrario, la ripresa dalla spirale di deflazione che è iniziata nel 2008 (conosciuta anche come La Recessione) è stata elusiva. Nonostante le quotazioni continuino ad aumentare, la produttività, l’occupazione e le spese dei consumatori hanno ostinatamente rifiutato di tornare ai livelli precedenti al 2008. Alcuni economisti odierni (non di Wall street) credono che l’era della crescita economica sia finita – per sempre- a causa della crescita dei costi dei combustibili fossili. Secondo loro, il mondo è tornato a un regime stazionario di economia. Quasi tutte le culture umane hanno agito come regimi di economia stazionari prima dell’esplosione dell’uso di combustibili fossili nel tardo XIX secolo. Considerando il collegamento storico fra la crescita e l’occupazione “piena” (livelli di disoccupazione sotto al 10%), essi prevedono che il mondo industrializzato stia andando verso uno scenario nel quale circa la metà della popolazione adulta è disoccupata. Il lavoro pagato che rimane sarà sottopagato, part time, con contratti a termine, non protetti dai sindacati, da diritti dei lavoratori o da regolamenti per la salute e la sicurezza.
Per comprendere che la crescita economica americana è a un blocco, è essenziale guardare dati economici veri. Per esempio, quando Obama e la corporazione dei media hanno divulgato un tasso di disoccupazione al 7.5% per il mese di Aprile, hanno evitato di menzionare che questo valore riflette soltanto il numero di lavoratori recentemente rimasti disoccupati negli ultimi sei mesi (cioè il numero che sta ancora ricevendo i sussidi di disoccupazione basilari). Al contrario di altre nazioni, il dato ufficiale dei disoccupati americani non include i lavoratori i cui benefici sono esauriti. Uno sguardo da vicino ai dati del Ministero del Lavoro rivela che l’ U-6, che include i lavoratori che sono usciti dalla forza lavoro e i lavoratori part time che cercano un lavoro a tempo pieno, indica che la vera disoccupazione in verità è cresciuta dell’1% in Aprile, arrivando al 13.9%. L’amministrazione Obama ha anche omesso di riportare che su 296.000 nuovi posti di lavoro creati il mese scorso, 278.000 erano part time.
Secondo John Williams, fondatore di shadowstats.com, il governo ha anche manipolato le cifre della crescita economica per far sembrare che l’economia americana stia continuando a crescere, quando l’aumento annuale della crescita economica negli ultimi 5 anni è virtualmente nullo.
IL CROLLO ECONOMICO DEL 2008 ERA PREVEDIBILE
Membri prominenti del movimento Peak Oil, i più noti Michael Ruppert e Richard Heinberg, avevano previsto la crisi del 2008. Hanno basato le loro previsioni sulle riserve di petrolio in esaurimento, l’insufficiente produzione di petrolio per stare dietro alla crescente domanda dalle nazioni in via di sviluppo e la ripida crescita dei prezzi del petrolio che iniziò nel 2005*. Basandosi sui loro calcoli, a novembre 2005 l’umanità aveva estratto metà delle riserve di petrolio disponibili nel mondo. Ciò era ufficialmente conosciuto come Peak Oil. Abbiamo raggiunto il Peak Natural Gas (Picco del gas naturale, ndt) diversi anni prima di ciò, anche se non raggiungeremo il Peak Coal (Picco del carbone, ndt) per circa un altro decennio.
Anche se rimangono ancora tonnellate di petrolio, gas e carbone rimasti nel suolo affinché noi li estraiamo e bruciamo, ora sono in discesa. Non solo la produzione continua a eccedere la domanda, ma la maggior parte del rimanente petrolio, gas naturale e carbone, è difficile da raggiungere, costosa da estrarre e fa affidamento su tecnologie pericolose, costose, distruttive per l’ambiente e controverse, come il trivellamento del mare, l’estrazione tramite la fratturazione di sabbie catramate e la rimozione di cime di montagne.
CAPITALISMO E PRODUTTIVITÀ
L’espansione dell’economia statica che chiamiamo crescita è un fenomeno relativamente nuovo nella storia dell’uomo. Prima del XIX secolo, le maggiori nazioni del mondo operavano un regime stazionario di economia. Di fatto l’ipotesi che fanno Heinberg e gli altri è che l’esplosione della produttività che la maggior parte del mondo attribuisce al capitalismo non avesse niente a che vedere con il modello economico capitalista in sé. Era invece basata sull’ampia abbondanza di combustibili fossili economici. Gli economisti britannici al Fiesta Institute forniscono abbondanti dati che giustificano questa ipotesi in Fleeing Vesuvius: Overcoming the Risks of Economic and Environmental Collapse (“Fuggendo dal Vesuvio: come superare i rischi di collasso economico e ambientale”). Essi sottolineano che anche ai prezzi attuali del petrolio, costa molto meno usare una macchina per svolgere un lavoro che impiegare un essere umano o addirittura un abbozzo di animale.
La nascita del capitalismo non riguardava solo l’esplosione dei combustibili fossili. Essa riguardava lo sfruttamento di tutte le risorse naturali –abbattimento di foreste, miniere dalle gallerie aperte ampiamente per estrarre acciaio, rame, oro, bauxite (per l’alluminio), diamanti d’oro e minerali rari della terra, bonificare paludi e sradicare acquitrini. Quando il petrolio è iniziato a diventare più costoso (negli anni ’70), (il capitalismo) era anche riguardo il muovere le industrie occidentali verso nazioni del terzo mondo per consentire lo sfruttamento per intero del lavoro umano. Il governo ha incoraggiato questa estrazione e sfruttamento su vasta scala perché per molti decenni ha prodotto un’enorme prosperità per la maggior parte della società occidentale.
Allo stesso tempo c’erano immensi costi umani e ambientali. Il capitalismo occidentale ha prodotto una sofferenza incalcolabile nel terzo mondo, dal momento che le popolazioni indigene venivano mandate via dalla terra che dava loro i beni per la sussistenza, con i fortunati che ottenevano lavori in brutali fabbriche sfruttatrici che pagavano stipendi da fame. La sofferenza nel primo mondo era meno visibile fino all’ultimo decennio, quando i residenti del mondo industrializzato hanno iniziato a capire che erano sistematicamente avvelenati da sostanze chimiche industriali tossiche, livelli in aumento sia delle radiazioni nucleari sia delle radiazioni delle microonde e organismi nocivi che hanno contaminato la nostra aria, acqua e catena alimentare.
LA PROBABILITÀ DI UNA RIVOLUZIONE
Da questo punto di vantaggio, è impossibile prevedere se l’austerità e la repressione condurranno alla rivoluzione armata. Con molta Europa meridionale che protesta nelle strade, tutti gli occhi sono sugli USA, l’economia maggiore del mondo e la cosiddetta culla della democrazia. Gli Americani accetteranno passivamente e si adatteranno all’essere sistematicamente privati dei loro mezzi di sostentamento, dignità, salute e guadagni. O resisteranno. Se così sarà, come sarà questa resistenza? Le risposte a queste domande dipenderanno da quattro grandi incognite:
1. Se i miliardari e milionari che controllano le leve del governo rappresentativo possono essere spinti a condividere una parte della loro immensa ricchezza. O se l’avarizia che li guida così perniciosamente e il loro controllo sul governo così assoluto può essere conquistato solo con la forza?
2. Se l’attuale guerra fredda con Iran e Cina compie un’ escalation in un conflitto militare di vasta scala. Una guerra nucleare con la Cina può provocare il collasso totale dell’esistente infrastruttura corporativa americana.
3. L’immensa portata del movimento di resistenza che ultimamente cerca di mettere fine alle regole corporative. La storia insegna che le rivoluzioni “pacifiche” sono possibili quando almeno il 10% della popolazione si mobilita attivamente per un cambiamento e che le insurrezioni più piccole è più probabile che vengano accompagnate da violenza.
4. Se i governi controllati dalle corporazioni continueranno a permettere la proliferazione di alternative non corporative a livello locale e regionale- o se cercheranno di bandire e smantellarle con la forza
Mentre i governi di tutto il mondo lottano con il debito, la produttività ridotta e la disoccupazione immensa, stanno avvenendo cambiamenti drammatici a livello locale e regionale nel mondo in cui le persone si relazionano al lavoro pagato, al denaro, e incontrano i loro bisogni basilari di sopravvivenza. “Localizzazione” e “design” sono temi comuni in questo movimento. Il primo si riferisce a persone che optano per merci prodotte da piccoli affari locali – come opposti a prodotti manifatturati migliaia di miglia lontani dalle corporazioni che non hanno conoscenza né interesse dei bisogni locali o sopravvivenza a lungo termine della propria comunità. L’ultimo si riferisce all’applicazione coscienziosa di design principles (principi di progettazione, presumibilmente da intendere come strategie di progetto orientate al riuso, ndt) alle decisioni di produzione, invece di permettere loro di venire guidati da considerazioni sul profitto a breve termine.
Questo nuovo cambiamento nella presa di coscienza è visto in diversi settori. Sotto ci sono solo alcuni esempi:
- Lavoro: nei suoi ultimi due libri, America Beyond Capitalism e What Then Must We Do, Guy Alperowitz scrive di milioni di lavoratori americani che hanno optato per uscire dalla vita del lavoro aziendale per formare delle cooperative gestite e di proprietà dei lavoratori.
-Gestione delle banche e del denaro: decine di migliaia di Americani continuano a trasferire i loro soldi fuori dalle grandi banche aziendali verso le banche locali, cooperative di credito e banche cooperative. C’è anche un’esplosione di movimenti in valute locali e sistemi di baratto come Freecycle e finanze alternative locali non-bancarie, inclusi gruppi di salvataggio, finanziamenti di gruppo, affitti “alla pari”, contatti pre-vendita, cooperative di consumatori e reti di opportunità di investimenti comuni.
-Energia: le comunità e le piccole imprese, spesso con il supporto dello stato e del governo locale, stanno lavorando collettivamente per progettare e implementare la profusione di alternative di energia rinnovabile “distribuita” (cioè locale).
-Architettura e produzione: nel suo terzo libro, The Upcycle: Beyond Sustainability — Designing for Abundance (Il ciclo superiore, oltre la sostenibilità – progettare per l’abbondanza), l’architetto biologico Bill McDonough incapsula diversi decenni di esperienze di architetti, fabbricanti e progettisti urbani tentando di incorporare i principi progettuali della natura nei progetti di architettura, produttivi e urbani.
-Cibo: secondo Michael Ableman, autore di Fields of Plenty: A Farmer’s Journey in Search of Real Food and the People Who Grow It (I campi dell’abbondanza: viaggio di un agricoltore alla ricerca del vero cibo e di chi l’ha prodottto), il 25% degli Americani al momento (fra breve) mangiano cibo biologico prodotto localmente. Questo grande cambio nella domanda del consumatore è stato accompagnato da una grande presa della permacultura e della agricoltura biointensiva, che utilizza i principi di “design” per triplicare i raccolti agricoli prodotti dall’agricoltura industriale.
Ciò che è al momento sconosciuto è se le elites corporative che controllano i nostri governi apparentemente rappresentativi permetteranno che questi movimenti locali e regionali crescano e si espandano senza ostacoli. O se decideranno che costituiscono una minaccia troppo grande per gli interessi di profitto e faranno pressione sul governo per bandirli e smantellarli con la forza. In altre parole potremmo stare assistendo a un nuovo tipo di rivoluzione che avviene in buona parte attraverso l’evoluzione, con la violenza riservata per le minacce che lo stato corporativo pone alle nuove strutture che le persone hanno già creato.
* Storicamente il prezzo del petrolio oscillava fra 2-4 dollari al barile prima della crisi del petrolio del 1973. È rimasto tra 10-20 dollari al barile fino al 1979. Dal 79 all’ 86 è fluttuato dai 20 ai 38 dollari al barile fino al 1986 quando è crollato sotto i 20 dollari al barile fino all’89. È sceso sotto i 20 dollari al barile molto brevemente nel 1999. Non è stato sotto ai 40 dollari al barile dal 2004.
Stuart Jeanne Bramhall
Fonte: http://dissidentvoice.org
Link: http://dissidentvoice.org/2013/05/the-economic-and-political-turmoil-ahead/
Traduzione per www.comedoncisciotte.org a cura di ILARIA GROPPI
http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=11855

venerdì 17 maggio 2013

Studio “Bertelsmann Stiftung”: in caso di rottura dell’EURO grossi guai per la Germania


Studio “Bertelsmann Stiftung”: How Germany Benefits from the Euro in Economic Terms
Ecco l’ennesimo studio di cosa accadrebbe in caso di rottura dell’EURO, e risultati sempre identici: grossi guai per la Germania (vera avvantaggiata dall’Euro). Questo grafico mostra gli impatti sull’andamento del PIL
gpg1 171 Copy Copy Copy Studio “Bertelsmann Stiftung”: in caso di rottura dell’EURO grossi guai per la Germania
I Lettori di scenarieconomici.it sanno della cosa, visto che siamo stati gli unici in Italia a fare una simulazione a riguardo (pure decisamente piu’ amplia e completa di quella fatta da Bertelsmann Stiftung): Esclusiva Analisi: simulazione di cosa accadrebbe con e senza EURO.
Guarda caso i risultati sono analoghi.
gpg1 86 Copy Copy Studio “Bertelsmann Stiftung”: in caso di rottura dell’EURO grossi guai per la Germania

Wolfgang Schäuble (Ministro finanze Tedesco): La Germania difende l’Euro perche’ ha convenienza
Wolfgang Schäuble, Ministro finanze Tedesco, ha un pregio: e’ diretto e franco.
In un’intervista al sito online del settimanale Wirtschaftswoche dice chiaramente che la Germania «non difende l’euro per generosità o perché le avanzano soldi, ma perché i tedeschi hanno i maggiori vantaggi dalla valuta unica».
Non a caso un recente sondaggio segnale che il 69% dei cittadini tedeschi è favorevole all’euro (risultati decisamente maggiori che nel passato). In parallelo in paesi come l’Italia accade il fenomeno opposto, come testimonia il nostro sondaggio a riguardo: Sondaggio SCENARIECONOMICI.IT: Sarebbe favorevole alla reintroduzione di una valuta nazionale al posto dell’EURO? SI 44%, NO 48%
Continua Schäuble ” Non sosteniamo gli altri Paesi per spavalderia: noi proteggiamo la nostra moneta unica, le chance per il nostro export e infine la posizione e le chance dell’Europa nel mondo. E in tal modo anche quelle di noi tedeschi“.

CONCLUSIONI
L’Introduzione dell’EURO ha arricchito la Germania ed impoverito l’Italia e le nazioni periferiche.
La dissoluzione dell’EURO impoverirebbe la Germania e farebbe riprendere le nazioni periferiche, Italia in Primis.
Non si capisce la ragione della permanenza dell’Italia nell’EURO, dati alla mano.

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mercoledì 15 maggio 2013

Confusioni socialdemocratiche… ma “politicamente corrette”

di REDAZIONE
Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo Liberal Suffering and Confusion di Walter E. Williams, insigne professore di economia alla George Mason University, editorialista per molte testate a livello nazionale statunitense. (Traduzione di Luca Fusari)
La visione del mondo liberal e la realtà sono spesso in contrasto tra loro, ad esempio sulla parità di retribuzione a parità di lavoro. Ho spesso guardato Lockup, uno spettacolo televisivo che mostra le prigioni di massima sicurezza della California, tra cui Pelican Bay e Corcoran. Spesso un prigioniero recalcitrante dev’essere estratto dalla sua cella con la forza bruta. Non ho mai visto guardie femminili rimuovere un prigioniero, se sono parte di tutta la procedura, il loro compito è di filmare l’estrazione a fini legali. La mia scommessa è che le guardie di sesso femminile ricevano gli stessi stipendi delle guardie di sesso maschile pur non rischiando di subire infortuni. Analogamente, le donne sulle portaerei guadagnano tanto quanto i loro colleghi maschi, ma devo ancora vedere delle donne sollevare a rischio di un’ernia una bomba da 500 o 1.000 libbre su un’ala di un jet da combattimento.
Tutto questo suggerisce che i liberals sono per la parità di retribuzione ma per un lavoro disuguale. Potrebbe essere una discriminazione sessuale quella che nega alle donne altrettanto qualificate la possibilità di estrarre detenuti violenti dalle loro celle e caricare pesanti bombe su aerei da combattimento?.
Ecco un’altra confusione dei liberals. I liberals negano che l’aumento del costo del lavoro, attraverso i salari minimi, riduca gli incentivi ad assumere. Ma se chiedi a un liberal dei consigli su come far smettere alla gente ricca di sottrarsi agli obblighi fiscali, questi ti direbbe di aumentare la pena. Chiedete ai medici universitari di Harvard cosa dovrebbe essere fatto per arginare la violenza delle armi e loro risponderanno che il governo dovrebbe istituire una «una nuova tassa nazionale su tutte le armi da fuoco e le munizioni». Chiedete a Toni Preckwinkle, Presidente del Consiglio dei Commissari dell’Illinois Cook County, come ridurre gli acquisti di proiettili e pistole. Lei ti direbbe di imporre una tassa sul nichel per ogni proiettile e una tassa di 25 dollari su ogni pistola.
I liberals dimostrano di comprendere la legge della domanda (aumentando il costo di qualcosa ne diminuisce la quantità richiesta) ma la negano quando essa si applica al lavoro. Il che è ridicolo quanto affermare che la legge di gravità vale per ogni cosa nell’universo tranne che per le tenere creature come i panda e i cuccioli.
I liberals amano il politicamente corretto che nasconde informazioni. Per esempio, come si fa a sapere se la “poltrona” di un consiglio di amministrazione o del presidente di un consiglio comunale è ricoperto da un uomo o da una donna? Questo problema è sorto durante la mia presidenza (1995-2001) del dipartimento di economia nell’illustre George Mason University. Alla riunione o incontri di presidenza sono stato indicato come un presidente di dipartimento. Ho detto al portavoce che io ero il presidente e ne ho l’evidenza empirica come prova. Inutile dire che non è andata bene, agli accademici non piacciono i termini presidente, presidentessa o altro, ma quelle stesse persone poi si riferiscono al loro idolo come il presidente Mao al posto di presidente Mao.
Come i liberals identificano le persone di colore è fonte di confusione per i bianchi. Nei miei 77 anni sono stato appellato con una serie di nomi; tra i più educati vi sono colorato, Negro, Afro-Americano, nero e più recentemente Africano-Americano. Tra quei nomi, Africano-Americano è probabilmente il meno intelligente, ora spieghiamo il perché. Per identificare le razze, immaginiamo che ti dica di avere un amico Europeo-Americano, un amico del Sud America-Americano e un amico del Nord America-Americano. Probabilmente mi diresti, «Williams sei stupido. L’Europa, il Sud America e il Nord America sono dei continenti e le sedi di diverse razze, etnie e nazionalità». Si potrebbe dire che il mio amico è un Tedesco-Americano, invece di Europeo-Americano. Il mio amico dal Brasile è un Brasiliano-Americano piuttosto che un Sud America-Americano, e il mio amico dal Canada è un Canadese-Americano al posto di un Nord America-Americano.
Quindi, a ragion di logica adottata dai liberals, non sarebbe la stessa per le persone la cui origine si trova nel continente africano? Per esempio, invece di pretendere che il presidente Barack Obama sia il primo presidente Afro-Americano, lui semmai sarebbe il primo presidente Keniano-Americano. Obama è fortunato, lui conosce le sue radici nazionali. La cosa più vicina ad una identità nazionale per la maggior parte degli americani neri è un paese lungo la Costa d’Oro in Africa. Aggiungendo altra confusione, come chiamereste un bianco Americano di origine afrikaner o egiziana? E’ un Africano-Americano?. I liberals soffrono di confusione e dissonanze cognitive perché il resto di noi non li aiuta a capire la realtà.

http://www.lindipendenza.com/confusioni-socialdemocratiche-ma-politicamente-corrette/